lunedì 12 gennaio 2026

Rabbia, Libertà, Fantasia: IPAD 2026


Rabbia, libertà e fantasia sono le tre parole che mi hanno accompagnato durante la mia vita professionale. Rabbia per questo mondo ingiusto e voglia profonda di cambiarlo. Libertà di pensiero, per non restare incasellato in ideologie che non sentivo mie, più interessato a promuovere valori e diritti com’ero e, finalmente, fantasia: quest’ultima è fondamentale per adattare il modo di agire alle cambianti situazioni da affrontare. Due delle mie ultime consulenti, amiche profonde da oltre 20 anni di collaborazioni congiunte, si ricordano ancora quando gliene ho parlato per la prima volta, quando organizzammo la conferenza internazionale sulla riforma agraria e lo sviluppo rurale ICARRD in Brasile, nel lontano marzo del 2006. Avevamo tanti fattori contro di noi, nemmeno i movimenti contadini ci credevano molto, la Banca mondiale che boicottava, supportata da alcuni dei dirigenti FAO. Ma ce la facemmo.

Rabbia, libertà e fantasia mi hanno permesso, con le varie squadre di lavoro miste messe assieme per ogni progetto/programma, di cambiare la politica nazionale delle terre del Mozambico, successivamente la legge, così da far riconoscere i diritti fondiari delle comunità contadine, per la prima volta nella loro storia, e poi per formare decine e decine di giudici, poliziotti locali, agenti delle ONG, in modo da tradurre in pratica quanto scritto nei documenti ufficiali. Lo stesso riuscimmo a fare in Angola dove, per la prima volta, un popolo indigeno, i Koi-San del Sud del paese, hanno avuto i loro diritti alla terra riconosciuti con titoli ufficiali del governo. In questi paesi difendemmo con molta forza, anche contro il parere dei vecchi lider comunitari, i diritti delle donne, e non ringrazierò mai abbastanza Marianna Bicchieri per l’immenso lavoro svolto.

In Brasile siamo riusciti a imporre all’attenzione di un governo di destra, il tema dell’agricoltura familiare, in un’epoca quando il tema non esisteva, nella letteratura e nelle politiche. Da lì è diventato un tema di importanza mondiale, ma a me è costato il posto di lavoro. Chi negli anni ha fatto solo il ripetitore senza continuare a sviluppare il tema, non ha capito quanto fosse importante iniziare da lì, cioè dal riconoscere l’importanza di queste pratiche contadine, ma da lì andare avanti per snidare il diavolo che si trovava all’interno della sfera domestica. La favola della famiglia contadina, unita nello sforzo come un sol corpo unito e democratico, continua ad essere messo in giro da chi non vuol capire le basi dello sfruttamento. Ci ritorneremo quando porteremo il nostro IPAD nel mondo contadino.

Contro capi ufficio, direttori di divisione, direttori generali, ministri e grandi organizzazioni finanziarie, non ci siamo mai arresi. Solo chi ha avuto paura di difendere questi valori ha abbassato gli occhi ed oggi si vergogna. Dei miei colleghi FAO quasi nessuno è diventato un/a amico/a, a parte poche e care persone che non hanno bisogno di essere citate. 

La rabbia è rimasta intatta, la libertà anche, così che cerchiamo strade diverse per portare avanti IPAD, e finalmente la fantasia che ci fa entrare in terreni ancora sconosciuti.

Se non ci hanno fermato quei poteri di allora, figuratevi se possiamo aver paura di quello che stiamo portando avanti noi adesso. Il 2026 sarà un anno IPAD, in Italia e all’estero.

Never surrender!


lunedì 5 gennaio 2026

I limiti del Global Gender Gap Index e perché serve un Indice di Parità Domestica


 Il Global Gender Gap Index è il principale indicatore a livello mondiale (148 paesi sono attualmente presi in considerazione) che analizza l’evoluzione della parità di genere nel mondo attraverso quattro dimensioni – opportunità economiche, istruzione, salute ed emancipazione politica. Per quanto sia interessante ed utile, resta un misuratore parziale ovvero incompleto.

Il fatto che sia stato messo a punto dal World Economic Forum (nel 2006 la prima uscita pubblica), tradisce la parzialità dell’indicatore, centrato essenzialmente sulla sfera pubblica e con un occhio principale sull’economia. 

Il problema di fondo è che tralascia completamente la sfera domestica, che è la vera sorgente dello squilibrio e dello sfruttamento femminile. Per cui, anche se un giorno questo indice arrivasse nelle vicinanze di una parità, resterebbe sempre lontano da una completa parità democratica. 

Malgrado il richiamo fatto dall’obiettivo 5.3 dell’Agenda 2030 (riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e domestico non retribuito, promuovendo politiche che permettano un’equa distribuzione di questi compiti tra donne e uomini), la questione chiave dell’asimmetria di potere nella sfera domestica (detta anche sfera della riproduzione sociale) non è trattata.

Lo stesso problema esiste anche con altri indici, per esempio il Gender Inequality Index introdotto nel 2010 dal PNUD. In questo caso tre sono le dimensioni prese in esame, salute riproduttiva, empowerment e partecipazione nel mercato del lavoro.

Tralasciare la sfera domestica può indicare la difficoltà del mondo economico (essenzialmente dominato dai maschi) di comprendere la complessità dei processi che lì dentro vi si svolgono. Come ben ricordano Mandich e Rampazi, “la rilevanza di questa sfera, apparentemente banale ed estremamente circoscritta, sta proprio nel suo collocarsi all’incrocio di processi e categorie chiave della modernità. La domesticità è infatti fortemente implicata in almeno tre dei temi più complessi e controversi della società moderna: la distinzione pubblico/privato, la definizione dell’ordine di genere e le trasformazioni spazio-temporali.

[…] L’altro grande tema che contribuisce a segnare la natura complessa e controversa della sfera domestica è quello della mutua costituzione dell’ordine della casa e dell’ordine di genere. La casa si pone (sia dal punto di vista materiale, in quanto luogo delle attività domestiche, che dal punto di vista simbolico, come sfera tipicamente femminile) al centro dell’esperienza di genere. È il luogo in cui le donne vengono “domesticate” e l’organizzazione degli spazi al suo interno riflette le asimmetrie di genere.”  

Solo l’indice sull’uguaglianza di genere (sviluppato dall’EIGE) cerca di avvicinarsi a queste tematiche, attraverso l’inclusione della dimensione del tempo (abitudini degli individui riguardo il lavoro di cura e la socialità). Ma ancora una volta manca qualsiasi senso prospettico che possa essere utile ai fini dell’obiettivo 5.3.

Per queste ragioni, da un po’ di tempo in qua ci siamo messi al lavoro per completare questa mancanza, attraverso la proposta di un Indice di Parità Domestica (IPAD). Si tratta di uno strumento inclusivo per evidenziare i divari nella suddivisione del lavoro domestico e sostenere un percorso di riscoperta e riequilibrio, dalla coppia alle politiche pubbliche. IPAD è quindi uno strumento che rileva come la coppia suddivide:

tempo e attività quotidiane,

grado di coinvolgimento di entrambi,

capacità di negoziare e riequilibrare i compiti.

Ogni attività riceve un punteggio da –1 a +1, per fotografare la distribuzione. IPAD funziona a partire da un questionario partecipato centrato sull’insieme di attività necessarie per far funzionare una coppia. Ispirandosi all’Istituto francese di statistica (INSEE) si considerano tre aree: perimetro ristretto, intermedio e allargato. I dati raccolti restano anonimi e servono a generare un indice complessivo, utile sia per le coppie che per la ricerca e le politiche pubbliche.

L’Indice di Parità Domestica nasce per dare voce a ciò che accade nelle case, perché la giustizia di genere inizia dalla quotidianità condivisa. Misurare significa riconoscere, e riconoscere significa poter trasformare.

La sua utilità per completare il set di indicatori generali attualmente in uso, a partire dal Global Gender Gap index, a noi sembra evidente. Pensiamo inoltre che questo tipo di indice possa avere un ruolo anche per quanto riguarda il settore privato (imprese, banche, etc.) dove la certificazione di parità di genere e di sostenibilità (nel quadro della ESG) sta diventando ogni giorno più necessaria, senza che gli strumenti a disposizione siano sufficienti.

Certo è che per arrivare ad influenzare il livello decisionale dove questi indici sono elaborati e monitorati, servono alleanze ed appoggi politici. La nostra azione è partita dal basso, con organizzazioni contadine, sindacati ed anche amministrazioni comunali. Quest’anno speriamo di aprire delle collaborazioni anche col settore privato, ma restiamo aperti a suggerimenti di collaborazione, in Italia e all’estero.

Paolo Groppo, EquiDom

EquiDom è il nome di un gruppo aperto, misto e informale che lavora sul tema della sfera domestica. Maggiori informazioni qui: https://equigendum.blogspot.com/





Las limitaciones del Índice Global de Brecha de Género (Global Gender Gap Index) y la necesidad de un Índice de Paridad Doméstica


El Índice Global de Brecha de Género es el principal indicador global (actualmente incluye 148 países) que analiza la evolución de la igualdad de género en cuatro dimensiones: oportunidades económicas, educación, salud y empoderamiento político. A pesar de su interés y utilidad, sigue siendo una medida parcial o incompleta.

El hecho de que haya sido desarrollado por el Foro Económico Mundial (publicado por primera vez en 2006) delata su sesgo, centrándose principalmente en la esfera pública y con un enfoque principal en la economía.

El problema subyacente es que ignora por completo el ámbito doméstico, que es la verdadera fuente de la desigualdad y explotación femenina. Por lo tanto, incluso si este índice se acercara algún día a la paridad, aún estaría lejos de la plena igualdad democrática.

A pesar del llamamiento del Objetivo 5.3 de la Agenda 2030 (reconocer y valorar el trabajo doméstico y de cuidados no remunerado, promoviendo políticas que permitan la distribución equitativa de estas tareas entre mujeres y hombres), no se aborda la cuestión clave de la asimetría de poder en el ámbito doméstico (también conocido como el ámbito de la reproducción social).

El mismo problema existe con otros índices, como el Índice de Desigualdad de Género, introducido en 2010 por el PNUD. En este caso, se examinan tres dimensiones: salud reproductiva, empoderamiento y participación en el mercado laboral.

Ignorar la esfera doméstica puede indicar la dificultad que tiene el mundo económico (esencialmente dominado por los hombres) para comprender la complejidad de los procesos que se desarrollan en élla. Como señalan acertadamente Mandich y Rampazi, «la relevancia de esta esfera aparentemente banal y extremadamente limitada reside precisamente en su ubicación en la intersección de procesos y categorías clave de la modernidad. De hecho, la domesticidad está fuertemente implicada en al menos tres de los temas más complejos y controvertidos de la sociedad moderna: la distinción entre lo público y lo privado, la definición del orden de género y las transformaciones espacio-temporales.

[…] El otro tema principal que contribuye a la naturaleza compleja y controvertida de la esfera doméstica es la constitución mutua del orden del hogar y el orden de género. El hogar se sitúa (tanto materialmente, como lugar de actividades domésticas, como simbólicamente, como una esfera típicamente femenina) en el centro de la experiencia de género. Es el lugar donde las mujeres son «domesticadas», y la organización de los espacios en su interior refleja las asimetrías de género». 

Solo el Índice de Igualdad de Género (desarrollado por el EIGE) intenta abordar estas cuestiones incluyendo la dimensión del tiempo (hábitos individuales en relación con el trabajo de cuidados y la interacción social). Sin embargo, una vez más, carece de una perspectiva útil para alcanzar el Objetivo 5.3.

Por estas razones, llevamos tiempo trabajando para subsanar esta deficiencia proponiendo un Índice de Paridad Doméstica (IPAD). Se trata de una herramienta inclusiva que permite identificar las brechas en la división del trabajo doméstico y apoyar un proceso de redescubrimiento y reequilibrio, desde las parejas hasta las políticas públicas. Por lo tanto, el IPAD es una herramienta que mide cómo se dividen las parejas:

• el tiempo y las actividades diarias,
• el grado de participación de ambos,
• la capacidad de negociar y reequilibrar las tareas.

Cada actividad recibe una puntuación de -1 a +1, lo que proporciona una visión general de la distribución. El IPAD funciona con un cuestionario participativo que se centra en el conjunto de actividades necesarias para el funcionamiento de una pareja. Inspirado por el Instituto Francés de Estadística (INSEE), se consideran tres áreas: estrecha, intermedia y amplia. Los datos recopilados se mantienen anónimos y se utilizan para generar un índice general, útil para parejas, la investigación y las políticas públicas.

El Índice de Paridad Doméstica se creó para dar voz a lo que sucede en los hogares, porque la justicia de género comienza con la vida cotidiana compartida. Medir significa reconocer, y reconocer significa poder transformar.

Nos parece evidente su utilidad para complementar el conjunto de indicadores generales actualmente en uso, empezando por el Índice Global de Brecha de Género. Creemos también que este tipo de índice podría desempeñar un papel en el sector privado (empresas, bancos, etc.), donde la certificación de la igualdad de género y la sostenibilidad (en el marco de los criterios ESG) es cada vez más necesaria, a pesar de la falta de herramientas adecuadas disponibles.

Es evidente que influir en el nivel de toma de decisiones donde se desarrollan y supervisan estos índices requiere alianzas y apoyo político. Nuestro trabajo comenzó desde la base, con organizaciones de agricultores, sindicatos e incluso administraciones municipales. Este año, esperamos establecer también colaboraciones con el sector privado, pero estamos abiertos a sugerencias de colaboración, tanto en Italia como en el extranjero.

Paolo Groppo, EquiDom

EquiDom es el nombre de un grupo abierto, mixto e informal que trabaja en el ámbito doméstico. Más información aquí: https://equigendum.blogspot.com/


domenica 4 gennaio 2026

The Limitations of the Global Gender Gap Index and Why a Domestic Equality Index Is Needed


The Global Gender Gap Index is the leading global indicator (148 countries are currently included) that analyzes the evolution of gender equality across four dimensions: economic opportunity, education, health, and political empowerment. As interesting and useful as it is, it remains a partial or incomplete measure.

The fact that it was developed by the World Economic Forum (first published in 2006) betrays the indicator's bias, focusing primarily on the public sphere and with a primary focus on the economy.

The underlying problem is that it completely ignores the domestic sphere, which is the true source of female inequality and exploitation. Therefore, even if this index were to one day come close to parity, it would still be far from complete democratic equality.

Despite the call made in Goal 5.3 of the 2030 Agenda (recognize and value unpaid care and domestic work, promoting policies that allow for the equitable distribution of these tasks between women and men), the key issue of power asymmetry in the domestic sphere (also known as the sphere of social reproduction) is not addressed.

The same problem exists with other indices, such as the Gender Inequality Index introduced in 2010 by the UNDP. In this case, three dimensions are examined: reproductive health, empowerment, and labor market participation.

Ignoring the domestic sphere may indicate the difficulty the economic world (essentially male-dominated) has in understanding the complexity of the processes taking place within it. As Mandich and Rampazi aptly point out, "the relevance of this seemingly banal and extremely limited sphere lies precisely in its location at the intersection of key processes and categories of modernity. Domesticity is, in fact, strongly implicated in at least three of the most complex and controversial issues of modern society: the public/private distinction, the definition of gender order, and spatial-temporal transformations.

[…] The other major theme that contributes to the complex and controversial nature of the domestic sphere is the mutual constitution of the order of the home and the order of gender. The home is placed (both materially, as a place of domestic activities, and symbolically, as a typically female sphere) at the center of the experience of gender. It is the place where women are "domesticated," and the organization of spaces within it reflects gender asymmetries."  

Only the Gender Equality Index (developed by EIGE) attempts to address these issues by including the dimension of time (individuals' habits regarding care work and social interaction). But once again, it lacks any perspective that could be useful for achieving Objective 5.3.

For these reasons, we have been working for some time now to fill this gap by proposing a Domestic Equality Index (DEI). This is an inclusive tool to highlight gaps in the division of household labor and support a process of rediscovery and rebalancing, from couples to public policies. The DEI is therefore a tool that measures how couples divide:

• time and daily activities,

• degree of involvement of both,

• ability to negotiate and rebalance tasks.

Each activity receives a score from -1 to +1, providing a snapshot of distribution. The DEI works based on a participatory questionnaire focusing on the set of activities necessary for a couple to function. Inspired by the French Institute of Statistics (INSEE), three areas are considered: narrow, intermediate, and broad. The data collected remains anonymous and is used to generate a comprehensive index, useful for couples, research, and public policy.

The Domestic Equality Index was created to give voice to what happens in homes, because gender justice begins with shared everyday life. Measuring means recognizing, and recognizing means being able to transform.

Its usefulness in complementing the set of general indicators currently in use, starting with the Global Gender Gap Index, seems clear to us. We also believe this type of index could also play a role in the private sector (businesses, banks, etc.), where certification of gender equality and sustainability (within the ESG framework) is becoming increasingly necessary, despite the tools currently available being insufficient.

Certainly, in order to influence the decision-making level where these indicators are developed and monitored, political alliances and support are needed. Our work began at the grassroots level, with farmers' organizations, unions, and even municipal administrations. This year, we hope to establish partnerships with the private sector, but we remain open to suggestions for collaboration, both in Italy and abroad.

Paolo Groppo, EquiDom

EquiDom is the name of an open, mixed, and informal group working on the domestic sphere. More information (in italian) here: https://equigendum.blogspot.com/




Interdipendenza tra sfera pubblica e sfera domestica - Cos'è e come tradurla in pratica

un possibile spin-off del nostro IPAD nel mondo delle imprese; grazie a Elisabetta per il lavoro che stiamo iniziando assieme.  Articolo dis...