EquiDom
Verso l'equità di genere nella sfera domestica
venerdì 19 giugno 2026
Le cose cambiano quando se ne parla
venerdì 22 maggio 2026
Qual è il problema con i maschi “progressisti”?
domenica 29 marzo 2026
Siamo usciti dalla preistoria? Non credo!
Convenzionalmente si considera il passaggio dalla Preistoria alla Storia attorno al 3500-300 AC, con l’invenzione della scrittura. Questo è quanto ci insegnano a scuola, anche se la percezione comune più che mettere l’accento sulla nuova modalità di trasmissione dell’informazione (le fonti scritte), ha semplificato il tutto considerando i Preistorici come gli “Antenati” dell’omonima serie televisiva e noi, quelli delle Storia, come i “moderni”.
Dato però che questo passaggio non ha significato nessun cambio radicale nell’organizzazione sociale, anzi, si è caratterizzato per il progressivo dominio del modello patriarcale e la sottomissione progressiva e costante della metà della popolazione umana, quella femminile, forse bisognerebbe cominciare a interrogarsi su questo tema in maniera un po’ diversa.
Se vogliamo considerare il passaggio da un “prima” a un “dopo” come qualcosa di significativo per le generazioni che verranno dopo di noi, volendo con questo lasciare un messaggio positivo, di una visione di società più giusta e paritaria che consideri l’insieme delle persone che abitano questo pianeta, verrebbe da pensare che noi, ancora oggi, siamo nel mondo del “prima”, un mondo cioè dove dominano gli uomini in quasi tutti i paesi e settori economici e sociali del mondo. I passi avanti che si sono registrati nell’ultimo secolo, si devono in misura quasi esclusiva alle lotte delle donne, contro l’opinione propagandata dai maschi che temevano, e temono, che rafforzando i diritti delle donne loro (noi, dato che anche io sono maschio) perderemmo quel potere che ci è dovuto perché “è sempre stato così”.
Molte scrittrici, esperte e scienziate hanno dimostrato la falsità di questo assunto, mettendo in chiaro che non è un qualcosa di divino, ma una costruzione sociale del maschio contro la volontà della donna. Che poi tutte le religioni siano state inventate sulla base di questo assunto, un Dio maschile, così come il figlio o profeta, che le cerimonie e la lettura dei sacri testi sia roba da uomini, fa parte del circo mediatico che serviva a giustificare questa violenza e sopraffazione storica.
Adesso però che la Chiesa anglicana ha incoronato Sarah Mullally come arcivescovo di Canterbury, prima donna negli oltre 5 secoli di vita di questa chiesa, diventa sempre più complicato giustificare l’estromissione delle donne dai sacramenti religiosi.
Pian piano il muro eretto dal mondo maschile per mettere in un angolo tutte le scoperte realizzate da donne, i documenti fondamentali da loro scritti, come la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791) di Olympe de Gouges, critica del maschilismo imperante nella rivoluzione di Robespierre (che la fece ghigliottinare) e soci, i tanti premi Nobel non riconosciuti, valga fra tutti quello negato a Rosalind Franklin i cui lavori pionieristici permisero di individuare la doppia elica del DNA, cosa che fruttò a Watson e Crick, che sfruttarono questa scoperta senza il suo consenso, il premio Nobel; insomma, pian piano il muro comincia a scricchiolare e, un giorno, speriamo cadrà!
E quando questo succederà, allora sì che potremo dire di essere entrati, come società umana, dentro la Storia, uscendo dalla preistoria di violenza e sopraffazione che continua a dominare, indipendentemente dal mezzo, materiale o scrittura, che usiamo per comunicare.
Certo che se anche il mondo maschile cominciasse a collaborare, non sarebbe male. Continuare a gridare No alla guerra!, No alla violenza! E poi non essere capaci di cambiare noi stessi, nei nostri comportamenti quotidiani, ci dice quanta strada ci sia ancora da percorrere, anche per quegli uomini che si dicono di sinistra o progressisti.
La lotta continua!
¿Hemos dejado atrás la prehistoria? ¡No lo creo!
Tradicionalmente, se considera que la transición de la prehistoria a la historia tuvo lugar entre el 3500 y el 300 a. C., con la invención de la escritura. Esto es lo que nos enseñan en la escuela, aunque la percepción común, en lugar de enfatizar el nuevo modo de transmitir información (las fuentes escritas), ha simplificado todo al considerar a los habitantes de la época prehistórica como los "Flinstones" de la serie de televisión del mismo nombre, y a nosotros, los que nacimos dentro de la Historia, como los "modernos".
Sin embargo, dado que esta transición no trajo consigo ningún cambio radical en la organización social —de hecho, se caracterizó más bien por el dominio progresivo del modelo patriarcal y la subyugación gradual y constante de la mitad de la población mundial, es decir, las mujeres—, quizás deberíamos empezar a cuestionar este tema y mirarlo desde una perspectiva diferente.
Si queremos considerar la transición de un "antes" a un "después" como algo significativo para las generaciones venideras, con el fin de dejar un mensaje positivo, una visión de una sociedad más justa e igualitaria que tenga en cuenta a todas las personas que habitan este planeta, podríamos pensar que, incluso hoy, vivimos en el mundo del "antes", un mundo donde los hombres dominan en casi todos los países y sectores económicos y sociales del mundo. El progreso alcanzado en el último siglo se debe casi exclusivamente a las luchas de las mujeres, en contra de la opinión propagada por hombres que temían, y aún temen, que al fortalecer los derechos de las mujeres nosotros, (puesto que también soy hombre) perderíamos el poder que nos corresponde porque "siempre ha sido así".
Numerosas escritoras, expertas y científicas han demostrado la falsedad de esta premisa, dejando claro que no se trata de algo divino, sino de una construcción social masculina que se impone contra la voluntad femenina. El hecho de que todas las religiones se hayan inventado sobre esta base —un Dios masculino, así como el hijo o profeta, y que las ceremonias y la lectura de textos sagrados sean para hombres— forma parte del circo mediático que sirvió para justificar esta violencia y opresión históricas.
Ahora que la Iglesia Anglicana ha nombrado a Sarah Mullally Arzobispa de Canterbury, la primera mujer en los más de cinco siglos de existencia de esta iglesia, resulta cada vez más difícil justificar la exclusión de las mujeres de los sacramentos religiosos.
Poco a poco, el muro erigido por el mundo masculino para marginar todos los descubrimientos de las mujeres, los documentos fundamentales que escribieron, como la Declaración de los Derechos de la Mujer y de la Ciudadana de Olympe de Gouges (1791), una crítica al machismo imperante en la revolución de Robespierre (quien la mandó guillotinar) y compañía, los numerosos Premios Nobel no reconocidos, sobre todo el que se le negó a Rosalind Franklin, cuyo trabajo pionero le permitió identificar la doble hélice del ADN, lo que le valió el Premio Nobel a Watson y Crick, quienes explotaron este descubrimiento sin su consentimiento. En resumen, el muro comienza a crujir lentamente y, esperemos, ¡un día caerá!
Y cuando esto suceda, podremos decir que, como sociedad humana, hemos entrado finalmente en la Historia, emergiendo de la prehistoria de violencia y opresión que aún domina, independientemente del medio, material o escrito, que utilicemos para comunicarnos.
Por supuesto, si el mundo masculino también empezara a colaborar, no estaría mal. Seguir gritando "¡No a la guerra!", "¡No a la violencia!", y luego ser incapaces de cambiar nosotros mismos en nuestro comportamiento diario, nos demuestra cuánto camino nos queda por recorrer, incluso para aquellos hombres que se autodenominan de izquierda o progresistas.
¡La lucha continúa!
giovedì 19 febbraio 2026
Interdipendenza tra sfera pubblica e sfera domestica - Cos'è e come tradurla in pratica
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un possibile spin-off del nostro IPAD nel mondo delle imprese; grazie a Elisabetta per il lavoro che stiamo iniziando assieme.
Articolo disponibile qui: https://www.linkedin.com/pulse/interdipendenza-tra-sfera-pubblica-e-domestica-cos%C3%A8-come-isa-maggi-dxjgf/?trackingId=TqBiSeDm5%2BpwSczaUyHXLQ%3D%3D
lunedì 12 gennaio 2026
Rabbia, Libertà, Fantasia: IPAD 2026
Rabbia, libertà e fantasia sono le tre parole che mi hanno accompagnato durante la mia vita professionale. Rabbia per questo mondo ingiusto e voglia profonda di cambiarlo. Libertà di pensiero, per non restare incasellato in ideologie che non sentivo mie, più interessato a promuovere valori e diritti com’ero e, finalmente, fantasia: quest’ultima è fondamentale per adattare il modo di agire alle cambianti situazioni da affrontare. Due delle mie ultime consulenti, amiche profonde da oltre 20 anni di collaborazioni congiunte, si ricordano ancora quando gliene ho parlato per la prima volta, quando organizzammo la conferenza internazionale sulla riforma agraria e lo sviluppo rurale ICARRD in Brasile, nel lontano marzo del 2006. Avevamo tanti fattori contro di noi, nemmeno i movimenti contadini ci credevano molto, la Banca mondiale che boicottava, supportata da alcuni dei dirigenti FAO. Ma ce la facemmo.
Rabbia, libertà e fantasia mi hanno permesso, con le varie squadre di lavoro miste messe assieme per ogni progetto/programma, di cambiare la politica nazionale delle terre del Mozambico, successivamente la legge, così da far riconoscere i diritti fondiari delle comunità contadine, per la prima volta nella loro storia, e poi per formare decine e decine di giudici, poliziotti locali, agenti delle ONG, in modo da tradurre in pratica quanto scritto nei documenti ufficiali. Lo stesso riuscimmo a fare in Angola dove, per la prima volta, un popolo indigeno, i Koi-San del Sud del paese, hanno avuto i loro diritti alla terra riconosciuti con titoli ufficiali del governo. In questi paesi difendemmo con molta forza, anche contro il parere dei vecchi lider comunitari, i diritti delle donne, e non ringrazierò mai abbastanza Marianna Bicchieri per l’immenso lavoro svolto.
In Brasile siamo riusciti a imporre all’attenzione di un governo di destra, il tema dell’agricoltura familiare, in un’epoca quando il tema non esisteva, nella letteratura e nelle politiche. Da lì è diventato un tema di importanza mondiale, ma a me è costato il posto di lavoro. Chi negli anni ha fatto solo il ripetitore senza continuare a sviluppare il tema, non ha capito quanto fosse importante iniziare da lì, cioè dal riconoscere l’importanza di queste pratiche contadine, ma da lì andare avanti per snidare il diavolo che si trovava all’interno della sfera domestica. La favola della famiglia contadina, unita nello sforzo come un sol corpo unito e democratico, continua ad essere messo in giro da chi non vuol capire le basi dello sfruttamento. Ci ritorneremo quando porteremo il nostro IPAD nel mondo contadino.
Contro capi ufficio, direttori di divisione, direttori generali, ministri e grandi organizzazioni finanziarie, non ci siamo mai arresi. Solo chi ha avuto paura di difendere questi valori ha abbassato gli occhi ed oggi si vergogna. Dei miei colleghi FAO quasi nessuno è diventato un/a amico/a, a parte poche e care persone che non hanno bisogno di essere citate.
La rabbia è rimasta intatta, la libertà anche, così che cerchiamo strade diverse per portare avanti IPAD, e finalmente la fantasia che ci fa entrare in terreni ancora sconosciuti.
Se non ci hanno fermato quei poteri di allora, figuratevi se possiamo aver paura di quello che stiamo portando avanti noi adesso. Il 2026 sarà un anno IPAD, in Italia e all’estero.
Never surrender!
lunedì 5 gennaio 2026
I limiti del Global Gender Gap Index e perché serve un Indice di Parità Domestica
Il Global Gender Gap Index è il principale indicatore a livello mondiale (148 paesi sono attualmente presi in considerazione) che analizza l’evoluzione della parità di genere nel mondo attraverso quattro dimensioni – opportunità economiche, istruzione, salute ed emancipazione politica. Per quanto sia interessante ed utile, resta un misuratore parziale ovvero incompleto.
Il fatto che sia stato messo a punto dal World Economic Forum (nel 2006 la prima uscita pubblica), tradisce la parzialità dell’indicatore, centrato essenzialmente sulla sfera pubblica e con un occhio principale sull’economia.
Il problema di fondo è che tralascia completamente la sfera domestica, che è la vera sorgente dello squilibrio e dello sfruttamento femminile. Per cui, anche se un giorno questo indice arrivasse nelle vicinanze di una parità, resterebbe sempre lontano da una completa parità democratica.
Malgrado il richiamo fatto dall’obiettivo 5.3 dell’Agenda 2030 (riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e domestico non retribuito, promuovendo politiche che permettano un’equa distribuzione di questi compiti tra donne e uomini), la questione chiave dell’asimmetria di potere nella sfera domestica (detta anche sfera della riproduzione sociale) non è trattata.
Lo stesso problema esiste anche con altri indici, per esempio il Gender Inequality Index introdotto nel 2010 dal PNUD. In questo caso tre sono le dimensioni prese in esame, salute riproduttiva, empowerment e partecipazione nel mercato del lavoro.
Tralasciare la sfera domestica può indicare la difficoltà del mondo economico (essenzialmente dominato dai maschi) di comprendere la complessità dei processi che lì dentro vi si svolgono. Come ben ricordano Mandich e Rampazi, “la rilevanza di questa sfera, apparentemente banale ed estremamente circoscritta, sta proprio nel suo collocarsi all’incrocio di processi e categorie chiave della modernità. La domesticità è infatti fortemente implicata in almeno tre dei temi più complessi e controversi della società moderna: la distinzione pubblico/privato, la definizione dell’ordine di genere e le trasformazioni spazio-temporali.
[…] L’altro grande tema che contribuisce a segnare la natura complessa e controversa della sfera domestica è quello della mutua costituzione dell’ordine della casa e dell’ordine di genere. La casa si pone (sia dal punto di vista materiale, in quanto luogo delle attività domestiche, che dal punto di vista simbolico, come sfera tipicamente femminile) al centro dell’esperienza di genere. È il luogo in cui le donne vengono “domesticate” e l’organizzazione degli spazi al suo interno riflette le asimmetrie di genere.”
Solo l’indice sull’uguaglianza di genere (sviluppato dall’EIGE) cerca di avvicinarsi a queste tematiche, attraverso l’inclusione della dimensione del tempo (abitudini degli individui riguardo il lavoro di cura e la socialità). Ma ancora una volta manca qualsiasi senso prospettico che possa essere utile ai fini dell’obiettivo 5.3.
Per queste ragioni, da un po’ di tempo in qua ci siamo messi al lavoro per completare questa mancanza, attraverso la proposta di un Indice di Parità Domestica (IPAD). Si tratta di uno strumento inclusivo per evidenziare i divari nella suddivisione del lavoro domestico e sostenere un percorso di riscoperta e riequilibrio, dalla coppia alle politiche pubbliche. IPAD è quindi uno strumento che rileva come la coppia suddivide:
• tempo e attività quotidiane,
• grado di coinvolgimento di entrambi,
• capacità di negoziare e riequilibrare i compiti.
Ogni attività riceve un punteggio da –1 a +1, per fotografare la distribuzione. IPAD funziona a partire da un questionario partecipato centrato sull’insieme di attività necessarie per far funzionare una coppia. Ispirandosi all’Istituto francese di statistica (INSEE) si considerano tre aree: perimetro ristretto, intermedio e allargato. I dati raccolti restano anonimi e servono a generare un indice complessivo, utile sia per le coppie che per la ricerca e le politiche pubbliche.
L’Indice di Parità Domestica nasce per dare voce a ciò che accade nelle case, perché la giustizia di genere inizia dalla quotidianità condivisa. Misurare significa riconoscere, e riconoscere significa poter trasformare.
La sua utilità per completare il set di indicatori generali attualmente in uso, a partire dal Global Gender Gap index, a noi sembra evidente. Pensiamo inoltre che questo tipo di indice possa avere un ruolo anche per quanto riguarda il settore privato (imprese, banche, etc.) dove la certificazione di parità di genere e di sostenibilità (nel quadro della ESG) sta diventando ogni giorno più necessaria, senza che gli strumenti a disposizione siano sufficienti.
Certo è che per arrivare ad influenzare il livello decisionale dove questi indici sono elaborati e monitorati, servono alleanze ed appoggi politici. La nostra azione è partita dal basso, con organizzazioni contadine, sindacati ed anche amministrazioni comunali. Quest’anno speriamo di aprire delle collaborazioni anche col settore privato, ma restiamo aperti a suggerimenti di collaborazione, in Italia e all’estero.
Paolo Groppo, EquiDom
EquiDom è il nome di un gruppo aperto, misto e informale che lavora sul tema della sfera domestica. Maggiori informazioni qui: https://equigendum.blogspot.com/
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