Il Global Gender Gap Index è il principale indicatore a livello mondiale (148 paesi sono attualmente presi in considerazione) che analizza l’evoluzione della parità di genere nel mondo attraverso quattro dimensioni – opportunità economiche, istruzione, salute ed emancipazione politica. Per quanto sia interessante ed utile, resta un misuratore parziale ovvero incompleto.
Il fatto che sia stato messo a punto dal World Economic Forum (nel 2006 la prima uscita pubblica), tradisce la parzialità dell’indicatore, centrato essenzialmente sulla sfera pubblica e con un occhio principale sull’economia.
Il problema di fondo è che tralascia completamente la sfera domestica, che è la vera sorgente dello squilibrio e dello sfruttamento femminile. Per cui, anche se un giorno questo indice arrivasse nelle vicinanze di una parità, resterebbe sempre lontano da una completa parità democratica.
Malgrado il richiamo fatto dall’obiettivo 5.3 dell’Agenda 2030 (riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e domestico non retribuito, promuovendo politiche che permettano un’equa distribuzione di questi compiti tra donne e uomini), la questione chiave dell’asimmetria di potere nella sfera domestica (detta anche sfera della riproduzione sociale) non è trattata.
Lo stesso problema esiste anche con altri indici, per esempio il Gender Inequality Index introdotto nel 2010 dal PNUD. In questo caso tre sono le dimensioni prese in esame, salute riproduttiva, empowerment e partecipazione nel mercato del lavoro.
Tralasciare la sfera domestica può indicare la difficoltà del mondo economico (essenzialmente dominato dai maschi) di comprendere la complessità dei processi che lì dentro vi si svolgono. Come ben ricordano Mandich e Rampazi, “la rilevanza di questa sfera, apparentemente banale ed estremamente circoscritta, sta proprio nel suo collocarsi all’incrocio di processi e categorie chiave della modernità. La domesticità è infatti fortemente implicata in almeno tre dei temi più complessi e controversi della società moderna: la distinzione pubblico/privato, la definizione dell’ordine di genere e le trasformazioni spazio-temporali.
[…] L’altro grande tema che contribuisce a segnare la natura complessa e controversa della sfera domestica è quello della mutua costituzione dell’ordine della casa e dell’ordine di genere. La casa si pone (sia dal punto di vista materiale, in quanto luogo delle attività domestiche, che dal punto di vista simbolico, come sfera tipicamente femminile) al centro dell’esperienza di genere. È il luogo in cui le donne vengono “domesticate” e l’organizzazione degli spazi al suo interno riflette le asimmetrie di genere.”
Solo l’indice sull’uguaglianza di genere (sviluppato dall’EIGE) cerca di avvicinarsi a queste tematiche, attraverso l’inclusione della dimensione del tempo (abitudini degli individui riguardo il lavoro di cura e la socialità). Ma ancora una volta manca qualsiasi senso prospettico che possa essere utile ai fini dell’obiettivo 5.3.
Per queste ragioni, da un po’ di tempo in qua ci siamo messi al lavoro per completare questa mancanza, attraverso la proposta di un Indice di Parità Domestica (IPAD). Si tratta di uno strumento inclusivo per evidenziare i divari nella suddivisione del lavoro domestico e sostenere un percorso di riscoperta e riequilibrio, dalla coppia alle politiche pubbliche. IPAD è quindi uno strumento che rileva come la coppia suddivide:
• tempo e attività quotidiane,
• grado di coinvolgimento di entrambi,
• capacità di negoziare e riequilibrare i compiti.
Ogni attività riceve un punteggio da –1 a +1, per fotografare la distribuzione. IPAD funziona a partire da un questionario partecipato centrato sull’insieme di attività necessarie per far funzionare una coppia. Ispirandosi all’Istituto francese di statistica (INSEE) si considerano tre aree: perimetro ristretto, intermedio e allargato. I dati raccolti restano anonimi e servono a generare un indice complessivo, utile sia per le coppie che per la ricerca e le politiche pubbliche.
L’Indice di Parità Domestica nasce per dare voce a ciò che accade nelle case, perché la giustizia di genere inizia dalla quotidianità condivisa. Misurare significa riconoscere, e riconoscere significa poter trasformare.
La sua utilità per completare il set di indicatori generali attualmente in uso, a partire dal Global Gender Gap index, a noi sembra evidente. Pensiamo inoltre che questo tipo di indice possa avere un ruolo anche per quanto riguarda il settore privato (imprese, banche, etc.) dove la certificazione di parità di genere e di sostenibilità (nel quadro della ESG) sta diventando ogni giorno più necessaria, senza che gli strumenti a disposizione siano sufficienti.
Certo è che per arrivare ad influenzare il livello decisionale dove questi indici sono elaborati e monitorati, servono alleanze ed appoggi politici. La nostra azione è partita dal basso, con organizzazioni contadine, sindacati ed anche amministrazioni comunali. Quest’anno speriamo di aprire delle collaborazioni anche col settore privato, ma restiamo aperti a suggerimenti di collaborazione, in Italia e all’estero.
Paolo Groppo, EquiDom
EquiDom è il nome di un gruppo aperto, misto e informale che lavora sul tema della sfera domestica. Maggiori informazioni qui: https://equigendum.blogspot.com/
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