Basta guardare lo stato dell’arte del mondo attuale: mai come adesso abbiamo avuto conflitti e guerre in corso, sulla base del principio di chi pisci più lontano, cioè la forza.
Sono più forte di te e ti distruggo come e quando mi pare. Lo dice Trump con il Venezuela, lo ripete da anni Putin con l’Ucraina, lo fa tutti i giorni la Cina, ma in piccolo, lo fanno una quantità incredibile di pseudo capi di stato o di governo. E quando non è guerra, son conflitti che vanno verso la guerra: basti pensare alla questione della ripartizione dell’acqua del Nilo fra Egitto, Sudan e Etiopia. Ma siccome lo scopo di questo post non è di rifare l’ennesima lista di conflitti e guerre in corso o di quelle in preparazione, quello di cui si tratta è di sottolineare qual è l’elemento comune: sono tutti paesi e governi governati da uomini.
Uomini soli al comando e, come risultato, abbiamo conflitti e guerre. Non riesco a trovare dei casi che smentiscano questo assioma. A parte Margaret Thatcher, bien sur.
Battersi contro il patriarcato, per quelli (e quelle) che non l’hanno ancora capito, vuol dire battersi contro questo modo di gestire il mondo, lasciandolo in mano a uomini che solo vogliono più potere, e per questo sono disposti a tutto.
Che nelle periferie di questo potere ci siano anche delle poveracce, come la nostra Giorgia, non inficia la tesi centrale. E’ il modo di essere, di pensare e di comportarsi del maschio che è la fonte dei problemi attuali.
Sperare che la Chiesa cattolica possa battersi contro questo problema strutturale, è un sogno che non ha nessuna speranza di realizzarsi, malgrado le preghiere dei miei amici del gruppo Agricoltura e Giustizia dell’Economia di Francesco. La soluzione non può passare dalla Chiesa, semplicemente perché il suo pensiero è formato, diretto e controllato da menti maschili.
Quindi lasciamo perdere la Chiesa (non parlo delle altre religioni del Libro che sono messe ancora peggio), e vediamo da cosa possiamo partire.
Spiace dover ripetere che, se realmente vogliamo combattere contro questa crisi agraria, ecogenetica, sociale e culturale, oltreché economica, non ci resta che iniziare da dove possiamo cambiare qualcosa. Non è il nostro voto che cambia la realtà politica, oramai dovremmo averlo capito. E, se anche fosse, sul serio pensiamo che tutto finisca mettendo una scheda nell’urna? L’unica cosa che dipende da noi, e che pochi vogliono capire, è la nostra sfera domestica. Cambiare noi nel nostro interno, cambiare come ci comportiamo con chi ci sta vicino, dando più di noi e chiedendo meno all’altra/o, ecco la base.
Io ci sono arrivato dopo decenni di essermi battuto contro fascisti, corruttori, governi di ladri e contro tanti falsi progressisti che solo cercavano una poltrona ben pagata. Chi i conosce, o ha letto le mie memorie, lo sa. Da lì dobbiamo ripartire: la sfera domestica non è una cosa da femministe (sole): riguarda noi maschi, perché siamo noi, almeno quelli che arrivano a capire il problema, che dobbiamo cambiare. Col nostro esempio, tutti i giorni.
Ci vorranno anni? Sicuramente. Siamo sicuri di farcela? Non lo so. Ma io pongo la domanda chiave: abbiamo alternative? Siamo a un passo dalla terza guerra mondiale, e a parte andare a marciare per la pace e alla fine continuare a votare maschi alfa che vogliono solo il potere, cosa abbiamo come proposta alternativa?
Datevi una mossa.
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