venerdì 19 giugno 2026

Le cose cambiano quando se ne parla

In Italia registriamo oltre 40mila denunce l’anno in codice rosso (violenza di genere e domestica) nel 2024 e 2025. Si tratta di una realtà pesantissima, chiaramente sottostimata, date le difficoltà di parlarne e denunciarle a causa di barriere psicologiche ed emotive. Lo sappiamo tutti che chi è colpito da queste violenze sente vergogna a parlarne, hanno paura di ritorsioni se ne parlano o se vanno a denunciare. Questo senza parlare della dipendenza economica, dell’isolamento, della sottomissione psicologica che soffrono quotidianamente.

Nel paese in cui vivo abbiamo vissuto due tragici eventi, con vittime che portavano lo stesso nome: Federica. La prima vittima, Federica Mangiapelo, fu ritrovata sulle rive del lago di Bracciano nel 2012. La seconda, Federica Torzullo, è stata uccisa agli inizi del 2026. Forte l’emozione nel paese, con conseguenze tragiche anche per i genitori dell’assassino che non hanno sopportato la vergogna, così da togliersi la vita. Da lì è nata l’iniziativa Zitta Mai!, da parte di un gruppo di giovani e adulte donne del paese, per cercare di costruire qualcosa che non faccia cadere l’attenzione dell’opinione pubblica, così come successo dopo il primo femminicidio. 

Il silenzio assordante dell’amministrazione comunale, e l’incapacità delle opposizioni di aiutare a costruire un percorso condiviso, partecipato e pubblico, rischia di far cadere la spinta iniziale così che ognuno se ne torni nel chiuso di casa propria, nel proprio particolare.

Contro questo dobbiamo lottare, aiutare a costruire un cammino che possa aiutare a vincere la paura di parlare di quello che succede nella sfera domestica, in vista di poter costruire un futuro diverso. Come scrivo nel titolo, le cose cambiano quando se ne parla, ma la parola ha difficoltà ad uscire. Per questo dobbiamo unire le forze con chi, donne e uomini, sperano e vogliono un futuro migliore per loro e le loro figlie e figli.

I ritardi della classe politica, non solo italiana, non può essere la giustificazione per non muoversi. Nella nostra storia, in particolare gli anni 70 del secolo scorso, è stata la società civile italiana che, dal basso, è riuscita a imporre cambiamenti epocali, contro l’opinione di forse politiche e religiose paurose di cosa potesse succedere. Oggi la disparità di potere tra donne e uomini rappresenta un costo economico enorme: solo per l’Unione Europea, si calcola un costo annuo di 370 miliardi (citato dal Partito Popolare Europeo). Quindi, che piaccia o meno, se vogliamo far fronte a questa crisi epocale, sociale, ambientale ed economica, ecco da dove cominciare. E noi lì ci siamo.

Il nostro gruppo, EquiDom, è qualcosa di informale, misto (donne e uomini) ed aperto a chiunque voglia partecipare. Da alcuni anni ci battiamo non tanto per ricordare l’asimmetria di potere tra i maschi dominanti e le loro moglie e/o compagne dentro casa, ma per proporre un possibile cammino verso un futuro diverso, basato sul dialogo, l’accettazione dell’altro/a e la costruzione negoziata di una migliore ripartizione dei compiti domestici. Parlarsi per capire chi fa cosa in casa, ecco lo slogan. Parlarsi per (cercare) di ridurre la violenza.

Su questo tema abbiamo costruito un indicatore IPAD (Indice di Parità Domestica) e nella rete troverete alcuni articoli che parlano di questo. Ne abbiamo parlato recentemente anche col gruppo Zitta Mai!, per vedere se sia possibile iniziare un cammino del genere anche qui, ad Anguillara, senza aspettare che qualcuno si muova dai partiti politici. L’accoglienza è stata molto buona, adesso speriamo di poterne parlare anche con alcuni sacerdoti del posto, perché lo spazio della parrocchia è un luogo dove forse è più facile aprirsi, per molte donne. Vedremo.

Intanto abbiamo iniziato anche un altro livello del lavoro, questa volta con imprese del settore privato. Questo perché, come dice una cara amica imprenditrice, per stare bene in azienda/fabbrica, bisogna stare bene a casa e quindi queste due sfere, la domestica e la pubblica, vanno trattate assieme. Recentemente ho assistito a un convegno nella mia città Vicenza, e sono rimasto molto colpito dalle 5 imprenditrici che, raccontando le loro esperienze, diverse per contenuti e dimensioni, tutte sono arrivate alla stessa conclusione: bisogna che chi fa impresa contribuisca attivamente a migliorare gli equilibri domestici. Compito non facile, ma sembra chiaro che il vento della storia va in questa direzione. 

E noi ci siamo!




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