Il tema, per chi mi conosce, è facile da indovinare: riguarda i rapporti di potere nella sfera domestica, cioè chi fa cosa in casa.
Il nostro gruppo EquiDom era partito dall’ipotesi che le nostre riflessioni e proposte dovessero essere dirette, in primis, a organizzazioni, partiti, movimenti o simili di chiara sensibilizzazione sulla tematica di genere. Il limite minimo era di avere almeno la retorica nei discorsi ufficiali. Per la pratica, non ci facevamo troppe illusioni.
Dopo qualche anno che ci lavoriamo, contattiamo istituzioni con cui organizziamo incontri e prepariamo dei test del nostro indicatore IPAD, siamo obbligati a constatare che il mondo dei maschi “progressisti” (le virgolette sono d’obbligo) contiene una quantità tutt’altro che trascurabile di individui molto allergici alla questione della parità di genere nelle mura domestiche. Che si tratti del paesello dove vivo, della città dove sono nato, della capitale europea dove ho studiato o dei vari paesi dove ho portato avanti progetti per promuovere i diritti alla terra per le persone più indifese, sempre di più mi scontro con questa triste realtà: il maschio non ne vuole sapere di impegnarsi di più dentro casa così da liberare tempo per la sua compagna/moglie, tempo che lei potrebbe dedicare a fare ciò che vuole.
Che il mondo conservatore, limite fascista, non abbia orecchie per la tematica dell’uguaglianza è tautologico, altrimenti non sarebbero quelli che sono. Ma dall’altra parte mi aspettavo molta più ricezione, in Italia come all’estero, attorno a una proposta che lascia ampi spazi alla negoziazione familiare, quindi non impone obiettivi numerici definitivi, tipo 50-50.
L’unica realtà dove abbiamo trovato una forte condivisione è stata con la sezione sarda del partito della Rifondazione Comunista, tanto che abbiamo deciso assieme che non serve continuare a calcolare IPAD dato che abbiamo a che fare con un pubblico da tempo sensibilizzato sul tema.
Avevamo delle speranze che, con l’arrivo di Elly Schlein alla guida del PD, ci fosse maggiore apertura su questo tema. Sbagliato. Cosa ne pensi lei non sappiamo, dato che è irraggiungibile da parte dei comuni mortali. Cosa ne pensino esponenti locali del PD invece lo sappiamo benissimo, dato che a tutti i segnali che ho mandato in questi anni non c’è mai stato riscontro.
Non è che all’estero le cose vadano meglio. Per molti anni ho partecipato a un gruppo di lavoro francese sui temi dell’accesso e uso di terre e acqua. I partecipanti sono tutti di chiara impostazione progressista, giovani e meno giovani, francesi e di altre nazionalità. Da tre anni che provo a stimolare l’apertura di una riflessione sulla parità di genere, sia sfera pubblica che domestica e da allora non ho mai ricevuto un segnale di interesse, da nessuno.
Ecco perché provo a mandare questo messaggio nella bottiglia, sperando di incrociare l’interesse di persone, maschi progressisti, diversi, interessati al tema e vogliosi di aiutare nella promozione della base della democrazia. A poco serve riempirsi la bocca con articoli della Costituzione, se poi non si è capaci di cambiare il proprio comportamento dentro casa. Quindi, basta parole, adesso voglio fatti.
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